
Regia: Danny Boyle
Cast: James Franco, Kate Mara, Amber Tamblyn, Clemence Poesy, Lizzy Caplam, Treat Williams
Durata: 90′
Soggetto: Aron Alston
Sceneggiatura: Danny Boyle, Simon Beaufoy
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Musiche: A.R. Rahman
Montaggio: Jon Harris
La vera storia dello scalatore Aron Alston è l’occasione giusta per il regista britannico Danny Boyle per dare sfogo al suo modo di interpretare il cinema, mischiando, come è abituato a fare, avventura e adrenalina, sogno e utopia. Lo fa come al solito con colori sgargianti e immagini elettrizzanti, accompagnato ancora una volta dal fotografo premio Oscar per The Millionaire, Anthony Dod Mantle. Questa volta vuole mettersi alla prova ancora di più, raccontando per immagini una storia avventurosa, ma con un protagonista e una sola location. Per realizzarlo usa ingegno e fantasia, trova modi per evadere da quelle montagne rocciose dello Utah, spazziando attraverso ricordi e fantasie dello sfortunato protagonista, intrappolato in una crepa a causa di un enorme masso franatogli sul braccio destro. Con lo sceneggiatore Simon Beaufoy (anch’esso presente in The Millionaire) porta il sole anche dove i raggi arrivano solo per pochi minuti al giornio, illumina le giornate asfissianti che si cerca di riempire per evadere da una monotonia silenziosa e abissale. Questa volta riesce anche a limare i virtuosismi, spesso intrisi molto di retorica, che hanno peggiorato alcune volte le sue opere. Il merito è da dividere sicuramente con l’attore James Franco, tanto irriconoscibile quanto impeccabile in una interpretazione al limite della difficoltà. Le sue espressioni e i suoi sguardi, ci regalano, nonostante l’immobilità di quasi tutto il corpo, le diverse sfaccettature dell’esuberante e alternativo Aron. E il vederlo per quasi tutto il film in primo piano o mediato dallo schermo della sua telecamera digitale, non toglie nulla a quello che dovremmo sapere e vorremmo conoscere. Un esercizio di stile, colmo però di autentico cinema di evasione. Pochi i difetti, da una storia così, quasi il massimo che si poteva fare.
Voto: 7,5












